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Una vecchia casa milanese affacciata sul parco Solari

Guido Rosti Cesàri


Abito da sempre nella casa di via Solari 2, che amo profondamente, affacciata sul parco e che fra meno di 5 anni, nel 2026 compirà ben cento anni. Ce lo ricorda l’iscrizione in latino nel frontespizio che recita “Amor et consilium domui pacem dabunt “AED MDCCCCXXVI (L’amore e la saggezza daranno la pace a questa casa. Anno di costruzione 1926” )


Proprio a questa scritta forse va il merito di una insolita caratteristica di questo condominio: a differenza di molte altre case milanesi qui da sempre il livello di litigiosità tra condomini è praticamente inesistente. Alle assemblee, che vengono normalmente fatte a turno a casa di uno dei condomini, si discute pacatamente sulle varie questioni, magari si è di pensiero differente, si ragiona si valuta bevendo un bicchiere di vino bianco, poi si vota e quello che è stato votato dalla maggioranza viene sempre accettato da tutti senza alcun problema. Mi ricordo che ciò accadeva sin da quando ero piccolo e origliavo dietro alla porta e credo di non avere sentito mai alzare la voce per nessun motivo né allora né ora che non devo più origliare.

Altra cosa particolare della casa è che oltre alla mia famiglia, altre sono qui già fin dalla costruzione, e molti dei nostri padri e nonni si conoscevano e si frequentavano come mia madre che ragazza, negli anni trenta partiva in macchina con la compagnia dell’Ingegner Mussi del quarto piano per andare a sciare al “Breuill” rigorosamente in giornata con le pelli di foca e senza impianti di risalita.

Mio nonno acquistò qui infatti due appartamenti mentre la casa era ancora in costruzione e per quasi cento anni i miei familiari e poi io, per almeno tre generazioni, ci siamo alternati nei due immobili adiacenti, a seconda del corso delle nostre vite. Man mano infatti che il nostro vissuto scorreva, con i momenti belli e brutti di tutte le famiglie (matrimoni, nascite, morti), i vari gruppi familiari (nonni, figli nipoti) si sono sempre alternati nei due alloggi cambiando poco niente della struttura, una camera spostata di qua o di là, l’intercomunicazione esistente o meno a seconda dei bisogni, etc..