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Una mattina in visita alla Chiesa di S. Giovanni alla Creta

Aggiornamento: 9 giu

Testo integrale della visita del 14/4/2022, iniziativa in collaborazione con Open House Milano


A cura di Anelisa Ricci


Museolab6 è una libera associazione culturale nata nel 2012 con lo scopo di lavorare sull’identità della Zona 6 di Milano. I punti cardine che ci guidano sono i temi della memoria, il protagonismo dei cittadini e della rigenerazione urbana.


Siamo felici di collaborare con Open House Milano 2022, una manifestazione che si propone la riconquista dei luoghi pubblici e privati importanti e quelli meno conosciuti di Milano all’insegna dell’architettura.

Appunto dire “meno conosciuti e all’insegna dell’architettura“ ha suscitato in noi l’idea di proporre, tra le oltre 120 nuove aperture, di visitare insieme questa luogo: la chiesa di San Giovanni Battista alla Creta, un gioiello di architettura del Novecento nascosto e periferico, progettata da Giovanni Muzio nel quartiere Inganni negli anni ‘50.

Vi proponiamo, durante questa visita, di osservare e capire sia il valore di una chiesa bellissima, un’opera del dopoguerra, sia come Giovanni Muzio, la figura più rappresentativa del linguaggio “classico” del Novecento a Milano, in una lunga attività professionale di 40 anni, arrivi a forme di essenzialità e spiritualità ispirate al romanico lombardo come in questa chiesa.

Tra le oltre sue 50 opere a Milano, che hanno segnato profondamente il centro della città, questa chiesa invece nasce nella periferia sud ovest di una Milano in espansione, nel Quartiere Inganni, là dove erano campagne e cascine.

Era la località Sella Nova Antica, indicata come toponimo nel 1346. Un territorio autonomo prima di essere annesso nel 1869 al Corpo santo di Baggio con le sue frazioni tra cui la località “Creta” che darà il nome alla Chiesa.


 

(Massimina Lauriola, con una conoscenza viva e profonda della identità e memoria di questo luogo lo racconta con partecipazione e sentimento in una piccola registrazione vocale allegata)










 

La nostra chiesa dunque è il “fulcro“ di una piazza-giardino nel nuovo quartiere Inganni; un tassello di città, con una significativa presenza di edilizia popolare. Un intervento urbanistico interessante, che disegna la chiesa e la piazza insieme all'interno di un lotto quadrato di edilizia residenziale di 65 metri di lato. Un intervento non solo architettonico ma anche urbanistico: tutte le opere di Muzio risponderanno ad un principio a lui caro per tutta la vita: “Non c’è architettura senza urbanistica”.

Concetto prezioso anche oggi … talvolta dimenticato

La chiesa è inaugurata e consacrata dal cardinale Montini nel 1958 all’interno del programma di evangelizzazione delle nuove periferie urbane, promosso dall’arcivescovo Schuster per la Diocesi di Milano.

Sono gli anni dove si costruiscono edifici religiosi gioielli dell’architettura, come ad esempio, Santa Maria Nascente al QT8 di Vico MagistrettiI a cavallo degli anni ’50, Ss. Giovanni e Paolo alla Bovisa di FiginI e Pollini nel ’64.

La vedova dell’industriale Giovanni Cabassi, Luisa Farina, viene motivata da Schuster a contribuire alla costruzione della chiesa e della cappella funeraria della famiglia, su un terreno di proprietà, in località “Cascina Creta”, invece di costruire una tomba al Cimitero Monumentale.

Giovanni Muzio è chiamato a progettare la chiesa da Padre Enrico Zucca Francescano, fondatore dell’Angelicum. Muzio aveva già realizzato il complesso dell’Angelicum nel ’39.


Vorrei guidarvi ora nella visita della chiesa, proponendovi però di riguardare, per cenni, il suo percorso e visione culturale per capire con voi come Muzio arrivi a questo progetto. Questa premessa vorrebbe essere uno strumento, un modo utile per comprendere il valore di questa architettura che è davanti a noi.


Giovanni Muzio, 1930. Courtesy: Archivio Muzio.
Giovanni Muzio, 1930. Courtesy: Archivio Muzio.

La sua formazione

Muzio nasce a Bergamo nel 1893 e muore nel 1982: una lunga attività professionale.

Contemporaneo di Gio Ponti (1891), di Le Corbusier (1887) e di Marcello Piacentini (1881) per collocarlo nel quadro professionale del tempo.

Padre architetto, corsi di disegno paralleli a studi classici. Frequenta due anni di ingegneria a Pavia, dove Muzio pone le basi di quello che sarà un riferimento per molte delle sue opere con gli studi incentrati sul romanico lombardo.

Vi ricordate che a Pavia si trova la basilica di San Michele Maggiore, capolavoro dello stile romanico lombardo.

A Milano si laurea in architettura nel 1915. Nella prima guerra mondiale, come militare membro della conferenza di pace, compie un lunga missione in Europa: a Londra, Bruxelles, Parigi; un incarico che per lui si trasformerà in un vero viaggio di studio. Poi lo invieranno in Veneto e sarà per lui una opportunità per studiare le ville del Palladio e approfondire il linguaggio classico.

Anni inquieti e formativi che lo portano ad avere un punto di vista architettonico indipendente, in polemica con i vari riferimenti accademici eclettici, “neo gotici” e “neo rinascimentali” in uso in quegli anni a Milano, in Italia e in Europa.

Dopo un intervallo di 5 anni dalla laurea, arriverà giovanissimo nel 1919 direttamente al progetto spiazzante della “Ca’ Brutta“.

Vediamo insieme le foto


Ca’ Brütta, Milano.
Ca’ Brütta, Milano.


Il grande isolato in via Moscova diventa il manifesto del movimento “classico” del Novecento: un progetto scandalo che la stampa conservatrice come “Il secolo d’Italia” chiamerà “Cà Brutta” Il nome resterà a questa architettura straordinaria, ma troppo innovatrice per essere capita in quegli anni.

Muzio realizza un’architettura di volumi puri, una negazione della decorazione, una nuova esperienza di architettura che si distacca dal liberty e dal gotico in voga in quegli anni.

E’ una posizione critica che rivendica compostezza e rigore rispetto all’eclettismo pasticcione e retorico che caratterizza l’architettura italiana in quel periodo, un manifesto contro un abuso ripetitivo e banale dell'apparato ornamentale.

Il riferimento è a un linguaggio classico, monumentale e severo vicino alla metafisica di De Chirico.

Anche nelle arti figurative, un ritorno all’ordine classico sarà propugnato dal gruppo Novecento fondato nel 1922 da Mario Sironi, Achille Funi, Anselmo Bucci, Emilio Malerba, Pietro Marussig e Ubaldo Oppi.

Tutti artisti con i quali Muzio collaborerà e che ritroveremo al lavoro per decorare e affrescare i suoi edifici.

Nel 1920 apre con Gio Ponti, Emilio Lancia e Mino Fiocchi uno studio in via Sant’Orsola a Milano. I quattro partecipano attivamente alla vita culturale milanese, configurandosi come il “Gruppo neoclassico novecento” vicino tra l’altro ai salotti della critica d’arte Margherita Sarfatti.

Muzio è anche un protagonista dell’urbanistica a Milano a partire dagli anni ‘20 e fondatore con Giuseppe Definetti, Gio Ponti e Alpago Novello del Club Architetti Urbanisti: ricordo il concorso per la redazione del nuovo piano regolatore della città di Milano (1926).

Negli anni del fascismo a lui si deve un’ampia quantità di edifici pubblici e sacri, alcuni tra i più significativi della città. Per citare i principali:

L’Università Cattolica (1927-1938), il Palazzo dell’Arte (1933), il convento Sant’Angelo con il centro culturale Angelicum (1939), la sede dell’Amministrazione Provinciale (1940), l’Università Bocconi (nel dopoguerra), Tempio Vittoria dell’Università Cattolica realizzato con Alpago Novello, Palazzo Bonaiti-Malugani (1935) in piazza della Repubblica e la Sede Cariplo in via Verdi, Arengario 1936–1956 con Portaluppi, Galmanini, Magistrati e Griffini.

In questo elenco incompleto di interventi tutti meritevoli di cenni descrittivi, ne selezionerei 5 per mettere in luce alcuni criteri utili per comprendere i cardini della poetica e dei valori fondativi delle architetture di Muzio.

Ecco i criteri

  • La sua attenzione e cura per i valori di tutela del patrimonio storico nella mediazione con la modernità, riprogettando luoghi storici della città e i complessi ecclesiastici, necessariamente l’attenzione è per i progetti dell’Università Cattolica e dell’ Angelicum



Università cattolica 1927-1938

Muzio opera sull’area dell’antico monastero cistercense di Santo Ambrogio con i chiostri Bramanteschi sopravvissuti alla soppressione dell’antica istituzione monastica.

Nel 1932 realizza l’edificio d’ingresso su largo Gemelli, gli edifici amministrativi e soprattutto restaura e ingloba nel nuovo progetto i chiostri del Bramante.

Nonostante la lunga realizzazione, avvenuta nell’arco di un decennio, Muzio riesce a dare vita ad un complesso unitario, nel quale si fondono corpi nuovi ed antichi con grande sensibilità per la importanza del luogo storico e per la vicinanza con Sant’Ambrogio. Un cenno merita la facciata di mattoni dell’università dove emerge il portale d’ingresso, esplicita citazione di quello realizzato da Serlio e Alessi per il Palazzo Comunale di Bologna.

Convento Sant’Angelo con il centro culturale Angelicum (1939-1958), l’avvio di una lunga collaborazione con i francescani.

La chiesa di Sant’ Angelo è valorizzata e restaurata da Muzio, mentre viene demolito il convento francescano cinquecentesco, l’ordine francescano avviava un ampio programma edilizio che prevedeva la realizzazione di un nuovo convento e di un centro culturale accanto alla chiesa.

Mentre l’antico monastero possedeva due chiostri in successione, Muzio realizza un’unica corte allungata, confinante con la navata laterale della basilica e delimitata sugli altri lati dal convento. Il chiostro è circondato da un basso portico, realizzato utilizzando le colonne dell’antico convento. Tutte le facciate sono rivestite di mattoni e i volumi sono compatti per la ridotta superficie con soluzioni compositive rigorose di pieni e vuoti.

Piazza Sant’Angelo delimitata dalla chiesa, sia dal convento e dal centro culturale Angelicum, viene disegnata come un vero nucleo urbano – uno spazio ombreggiato da tigli e olmi in cui si colloca la fontana di San Francesco.

  • Il tema che attiene le importanti committenze pubbliche per la progettazione di edifici culturali, per le quali Muzio sperimenta soluzioni originali per comunicare ai cittadini i valori di rappresentanza e monumentalità nei confronti della città, come nel Palazzo dell’Arte: una architettura nel verde del parco Sempione.


Palazzo dell'Arte, Triennale di Milano 1932
Palazzo dell'Arte, Triennale di Milano 1932

Per il Palazzo dell’Arte (1931-1933) i “veri committenti” sono Gio Ponti e Mario Sironi, direttori della V Triennale.

Una stretta collaborazione fra l’artista Sironi e Muzio, anche per l’allestimento del salone delle cerimonie. In quest’opera Muzio introdusse il clinker duro come materiale tecnologicamente moderno, in stretto legame con la lunghissima tradizione locale del mattone. L’aspetto architettonico dell’edificio severo, geometrico e monolitico, è scandito dalle sottili griglie delle vetrate quasi industriali e dalle fughe di archi monumentali.

  • Per la capacità di innovare linguaggi stilistici i materiali e le tecnologie- Palazzo Bonaiti-Malugani (1935 -1936) in piazza della Repubblica


Palazzo  Bonaiti-Malugani
Palazzo Bonaiti-Malugani

Siamo a metà anni ’30, dopo Cà Brutta le esuberanze giovanili si sono ormai stemperate in un disegno sempre più rigoroso.

Il riferimento al Neoclassico e gli echi metafisici si diradano, per avvicinarsi ad un linguaggio di semplicità stilistica di matrice razionalista.

Le case Bonaiti e Malugani sono palazzi distinti, ma unificati nel disegno, che si estendono per i tre lati di un isolato definito dal nuovo piano regolatore.

La dimensione straordinaria dei due edifici porta a realizzare i primi sei piani in cemento armato pieno e i successivi in laterizio alleggerito.

L’alto livello delle abitazioni, dotate di impianti particolarmente aggiornati per l’epoca, culmina negli attici, dotati ciascuno di terrazza, giardino pensile e piscina.

  • Per i valori di spiritualità nel quadro di un intenso rapporto con l’ordine francescano, prima e dopo la guerra. La progettazione di edifici religiosi avrà il suo esito più prestigioso nella Basilica dell'Annunciazione a Nazareth, progettata nel 1955 e completata nel 1969, il principale luogo di culto cattolico in Israele.


 Basilica dell'Annunciazione a Nazareth
Basilica dell'Annunciazione a Nazareth


con-cattedrale  Gran Madre di Dio, Gio Ponti, Taranto
con-cattedrale Gran Madre di Dio, Gio Ponti, Taranto

Chiesa quasi gemella alla con-cattedrale Gran Madre di Dio di Gio Ponti a Taranto (1970).

Prima del secondo conflitto Muzio costruisce per la comunità dei Frati Minori, a Cremona, la chiesa di Sant’Ambrogio e l’annesso convento di Sant’Antonio (1934-1935).

Nel secondo dopoguerra inevitabilmente le sue architetture sono considerate con criteri di passatismo e di vicinanza al fascismo ma è rivalutato quando lo ”storicismo classico” torna alla ribalta negli anni ’60. Se vogliamo essere più precisi, potremmo fissare la data della sua rivalutazione nel 1963, quando Guido Canella e Vittorio Gregotti curano un numero della rivista Edilizia Moderna dal titolo Il Novecento e l’architettura dove si dice “superare quel taglio netto che ha finora impedito un confronto diretto fra un Muzio e un Terragni”.


 

Descrizione della chiesa Giovanni Battista alla Creta

Muzio avrà mano particolarmente felice negli edifici religiosi dove la retorica classicista sarà superata dalla ricerca di essenzialità, come in San Giovanni Battista alla Creta.

Con questo progetto Muzio si riconosce fino ad un certo punto nel classicismo delle sue prime opere. E’ un architetto del moderno con una profonda conoscenza del romanico e reinterpreta la cultura lombarda del mattone.

A intrigarlo sono le solide architetture lombarde ma anche il costruttivismo alla Petrus Berlange (1856-1934): il grande architetto olandese aveva rigettato il formalismo e l'eclettismo dell'architettura ufficiale, ispirandosi alla semplicità dei volumi dell’architettura romanica e per l'austerità del mattone lasciato a vista.



L'esterno della chiesa

Preceduta da una scalinata verso la piazza, affiancata dal campanile e da entrambi i lati da edifici più bassi, adibiti a spazi parrocchiali, oratorio e convento francescano e il teatro ipogeo.

L’edificio si caratterizza per il contrasto fra l'atrio, basso ed orizzontale e il corpo della chiesa, fortemente dinamico, di altezza e larghezza crescenti. Alla facciata è dato un valore di elemento visivo dominante: dalla piazza non è visibile il campanile.

La chiesa si protende verso la piazza con un'ardita mensola sospesa che aggetta sul sagrato per oltre 5 metri.

Per la decorazione dell’esterno della facciata , come già sperimentato a partire dai progetti per l’università Cattolica, le strutture portanti sono integrate e decorate con un uso del cotto a vista, in parte posato obliquamente, a disegnare sequenze di motivi geometrici.

Sulla facciata, in alto, è collocata la Statua San Giovanni Battista opera di Carlo PaganinI, scultore con la cattedra a Brera.

Entriamo

Antonio Maiocchi è l’autore delle incisioni sulle pareti dei tre portali di entrata: artista della prima metà del Novecento, la sua attività consisteva principalmente nella decorazione di pareti di opere architettoniche come monumenti e chiese. Partecipò a due edizioni della Biennale di Venezia, a partire dal 1930.

La chiesa vera e propria è preceduta da un atrio longitudinale concepito “separato “ per offrire un luogo di preghiera; uno spazio separato dalla chiesa tramite una luminosa e trasparente parete, giocata con alternanza di disegno con mattoni in cotto. L’atrio dà accesso al Battistero a sinistra e la Cappella funeraria della famiglia Cabassi a destra.

Il crocefisso in legno a destra dell’entrata è attribuibile a uno scultore del ‘400 di scuola lombarda.


INTERNO DELLA CHIESA


La planimetria della chiesa è costruita intorno alla figura stilizzata di un giglio, simbolo di purezza. Un ambiente libero che progredisce armoniosamente fluido e aperto.

Lo scarto volumetrico tra le parti, sottolineato da due file di pilastri in cemento armato a vista, viene sfruttato per inserire bellissime feritoie verticali che sono la fonte di illuminazione della chiesa.

All'interno vi è un progressivo incremento della luminosità verso il presbiterio, dovuto alla particolare forma della navata; l'altare maggiore è affiancato da quattro altari laterali.

La copertura è retta da travi trasversali a prisma triangolare.


Ma la poetica e la particolarità interna di questa chiesa è affidata alla “volta“ bellissima, originale, pensata ad andatura spezzata. Una soluzione costruttiva che percorre e increspa con andatura geometrica in tutta la lunghezza il soffitto della navata.

Una composizione ispirata alla figura della tenda che cade con una forma libera sull’altare.





Tutta la sequenza delle pieghe trattate come tende sono ornate con un ciclo di decorazione tratte da storie bibliche. Gli autori delle opere pittoriche sono Mario Zappettini e Giacomo Manzù,

Sono decorazioni essenziali materiche e rarefatte, sembrano sospese sulla struttura.

Una preziosa e originale soluzione pittorica. Sicuramente la supervisione artistica di Giacomo Manzù contribuisce all’originalità e alla qualità di questo affresco; l’altro autore Mario Zappettini è un pittore bergamasco che con il fratello realizza molti affreschi sacri, negli anni ’30, a Bergamo, ma anche all’interno della Cattolica.

La struttura portante è in mattoni pieni che sostengono con pilastri in cemento armati le travi a prisma rettangolari.

Nella navata troviamo un ricorso a molti elementi strutturali e decorativi a triangolo, Forma simbolo sacro della Trinità.


Notre-Dame du Raincy
Notre-Dame du Raincy

L’uso del calcestruzzo armato può avere riferimenti nelle opere di August Perret. Muzio aveva curato anche una conferenza su Perret a Milano, (informazione dall’architetto Paolo Mezzanotte, architetto di Palazzo Mezzanotte, sede della Borsa di Milano).

Muzio aveva visto la Chiesa di Notre-Dame du Raincy nel 1922-1923. August fu il cantore del cemento armato ma anche un grande urbanista. La sua opera professionale tocca il suo apice nella ricostruzione di Le Havre. Rasa al suolo nel 1944, la città normanna divenne una grandiosa vetrina per la Francia del dopoguerra. Oggi Le Havre è patrimonio Unesco.

Opere pittoriche

Quasi tutti gli artisti che lavorano alle cappelle in questa chiesa avevano lavorato all’ Angelicum e all’Università Cattolica.

All‘Angelicum vengono organizzate le biennali dell’arte sacra, la prima era stata nel ’45

A Giacomo Manzù e a Giovanni Muzio aveva già commissionato la decorazione della Cappella dell'Università Cattolica di Milano, tra il 1931 e il 1932.

Di Pompeo Borra è la Storia di Sant’Antonio affrescata in un spazio rettangolare legato al convento ma coadiuvato dall’allieva Lisa Sottili.

Borra ha una produzione pittorica molto vicina alla poetica del Novecento Italiano, aderente al classicismo. I corpi, gli oggetti e i paesaggi sembrano essere evocati da un mondo lontano, rappresentati sulla tela in chiave antinaturalista.


Le 4 cappelle a fianco all’altare sono a cura di:

Silvio Consadori: pala ad affresco dell’altare di San Francesco circondato dai Patroni del terz’ordine francescano. Consadori insegnerà 20 anni a Brera a partire dal dopoguerra. Si dedicò con costanza alla pittura sacra.

Trento Longaretti: pala ad affresco dell’altare dello sposalizio della Vergine con San Giuseppe. Longaretti insegna all’Accademia Carrara di Bergamo succedendo a Achille Funi.

Glauco Baruzzi: pala e affresco dell’altare dell’Immacolata.

Mario Donizzetti: Sacro Cuore con i Patroni della Gioventù Maschile.


Forse, per concludere, si potrebbe dire che Giovanni Muzio è un architetto del moderno, con un profondo legame con la tradizione italiana e lombarda, un valore che esprime, in particolare nel dopoguerra, nelle sue architetture in modo “affascinante” come in questa chiesa.
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