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Il ramo Darsena del Fiume Olona

Aggiornamento: 14 giu

di Maurizio Brown - ingegnere già del Servizio Idrico Integrato della Città di Milano


In occasione della passeggiata "Sulle tracce del fiume Olona" del 15/05/2022, evento promosso da MuseoLab6 in collaborazione con Open House, abbiamo narrato l’evoluzione del fiume nei secoli e i suoi tentativi di vita, libera, ma sempre ostacolati dall'evoluzione della città.


Desideriamo ringraziare tutti coloro che hanno partecipato all'iniziativa e fornire un ulteriore approfondimento sull'argomento, a cura di Maurizio Brown, ingegnere già del Servizio Idrico Integrato della Città di Milano



Fino alla fine del XIX secolo le acque dell’Olona trovavano recapito nella Darsena di Porta Ticinese e proprio questa circostanza aveva determinato la forma stessa dello specchio d’acqua, allungato verso nord-ovest in direzione di Viale Papiniano.

Gli altri immissari erano il Naviglio del Vallone che scorreva lungo l'attuale via Conca del Naviglio, e vi recapitava le acque residuali della Martesana e del Seveso, convogliate dalla Fossa Interna, dopo la derivazione della Vettabbia, e il Naviglio Grande.

In uscita dalla Darsena la maggior parte delle acque imboccava il Naviglio di Pavia e le rimanenti defluivano dal Cavo Ticinello che assumeva perciò anche la denominazione di "Cavo Residuo".



Nel 1929, l’interramento del Naviglio del Vallone ha determinato la cessazione del flusso verso la Darsena delle acque della Martesana e del Seveso.

Un’ulteriore significativa ricaduta sull’alimentazione della Darsena sarà determinata tra il 1925 e il 1927 dal progetto di deviazione del fiume Olona che porterà alla realizzazione di un nuovo alveo lungo il tracciato di quella che diventerà la circonvallazione esterna occidentale (Viali Elia, Migliara, Murillo e Bezzi) e al suo collegamento con il Lambro Meridionale a San Cristoforo, lungo il tracciato dell’attuale Viale Misurata.

Quest’intervento, concepito per salvaguardare la Darsena dalle frequenti piene convogliate dall’Olona, mantenne inizialmente attivo, seppure coperto e protetto da un manufatto di regolazione delle portate, il vecchio ramo che da Piazza Tripoli, attraversando il Parco Solari, sboccava in testa alla Darsena in Piazzale Cantore.



Tuttavia, nel corso degli anni ’60, per evitare l’ingresso in Darsena delle acque inquinate dell’Olona, le paratoie di Piazza Tripoli vennero definitivamente chiuse e la deviazione divenne permanente.

Pertanto la situazione idraulica della Darsena è stata significativamente alterata rispetto a quella originaria: l’unico ingresso delle acque è oggi garantito dal Naviglio Grande che si immette nella parte inferiore del bacino, nei pressi degli emissari ovvero del Naviglio Pavese e del cavo Ticinello.

Mentre nella parte inferiore del bacino sussiste una circolazione continua dell’acqua, in un’ampia zona della parte superiore il ricambio risulta rallentato e ha determinato problemi di ristagno dell’acqua con formazione di alghe soprattutto nel periodo estivo. Il Ramo Darsena dell’Olona è stato comunque mantenuto, pur privo di alimentazione, forse nella speranza di una possibile riattivazione parziale una volta conseguito il risanamento delle acque dell’Olona.

Tuttavia agli inizi degli anni ’90, in concomitanza dell’allarme derivato dalla risalita dei livelli della falda, il Comune di Milano ha realizzato nove campi pozzi sparsi sul territorio urbano finalizzati all’emungimento delle acque sotterranee per contrastarne la risalita. Uno di questi campi pozzi è stato localizzato nell’area del Parco Solari ed è costituito da 8 pozzi di emungimento della falda superficiale con una potenzialità di 280 litri al secondo e recapito nella tombinatura del Ramo Darsena dell’Olona e quini in testa alla Darsena. Inizialmente destinati all’irrigazione del Parco, i pozzi sono stati recentemente recuperati e risultano attualmente funzionanti.

Questi pozzi, oltre a contribuire all’alimentazione della Darsena e alla disponibilità irrigua, costituiscono una grossa opportunità in quanto le acque estratte dalla falda, prima di essere immesse nella tombinatura, potrebbero essere utilizzate per il funzionamento di impianti a pompa di calore destinati alla climatizzazione di edifici e infrastrutture presenti nella zona, contribuendo alla riduzione delle immissioni inquinanti nell’atmosfera derivanti dagli impianti a combustibili fossili.

Progetti analoghi sono in fase di valutazione anche negli altri campi pozzi del territorio urbano.

Il più significativo, già realizzato e funzionante, consiste nell’utilizzo di 7 pozzi presenti nel Parco Ravizza e tributari della Roggia Vettabbia, per la climatizzazione degli edifici dell’Università Bocconi.


Un altro progetto, finanziato con fondi europei prevede la realizzazione di un impianto di climatizzazione con pompe di calore, alimentata da pozzi di prima falda esistenti, per i locali del Municipio 5, della scuola materna di via Giambologna e del condominio di via Balilla, 30.

Vale la pena di rilevare che la presenza della tombinatura dell’Olona potrebbe favorire ulteriormente la realizzazione di impianti di climatizzazione a pompa di calore lungo il suo intero tracciato, da Piazza Tripoli a Viale Papiniano consentendo la raccolta delle acque prelevate dalla falda, tramite nuovi pozzi, e il suo trasferimento in Darsena.

La diffusione di impianti di questo tipo comporterebbe una serie di vantaggi energetici e ambientali interconnessi fra loro: contribuire al contenimento della risalita del livello della falda a difesa degli insediamenti sotterranei esistenti, ridurre la presenza di impianti a combustibili fossili e quindi all’inquinamento atmosferico, ridurre i consumi energetici, migliorare ulteriormente la circolazione dell’acqua nella parte superiore della Darsena e favorire l’incremento della disponibilità di acque per l’agricoltura sempre più strategico in un contesto di carenza idrica determinata dai cambiamenti climatici in corso.

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